L'architettura circolare è un approccio alla progettazione e alla costruzione che considera l'intero ciclo di vita di un edificio: dalla produzione dei materiali, alla costruzione, all'uso, fino alla dismissione. L'obiettivo è ridurre la produzione di rifiuti edilizi, massimizzare il riutilizzo e il riciclo dei componenti, e minimizzare il consumo di risorse vergini. In un settore che in Europa genera oltre un terzo dei rifiuti totali e consuma circa il 40% dell'energia primaria, l'adozione di principi circolari non è più una scelta volontaristica ma una direzione imposta dalla normativa e dal mercato. Questa guida analizza i principi dell'architettura circolare applicati alla scelta dei materiali, con particolare attenzione alle soluzioni traslucide per facciate e coperture.
L'economia circolare si contrappone al modello lineare tradizionale "produci, usa, getta" proponendo un sistema in cui i materiali e i componenti mantengono il loro valore il più a lungo possibile e rientrano nel ciclo produttivo al termine della vita utile. Applicata all'edilizia, questa logica si traduce in scelte progettuali concrete che riguardano ogni fase del ciclo di vita dell'edificio.
La Fondazione Ellen MacArthur, che ha sistematizzato il concetto di economia circolare, identifica tre principi chiave applicabili al settore costruttivo: eliminare i rifiuti e l'inquinamento fin dalla fase progettuale, mantenere in uso prodotti e materiali il più a lungo possibile, e rigenerare i sistemi naturali. In architettura, questi principi si concretizzano nel progettare edifici smontabili piuttosto che demolibili, nello scegliere materiali con alto contenuto di riciclato, nel privilegiare componenti sostituibili singolarmente senza smontare l'intero sistema, e nel documentare i materiali impiegati per facilitarne il recupero a fine vita.
La transizione verso l'economia circolare in edilizia è sostenuta da un quadro normativo europeo in rapida evoluzione. Il Green Deal europeo e il Piano d'azione per l'economia circolare identificano il settore costruttivo come uno degli ambiti prioritari d'intervento. La direttiva EPBD riveduta (Direttiva EU 2024/1275, in vigore dal 28 maggio 2024) estende il perimetro della valutazione energetica degli edifici all'intero ciclo di vita: introduce l'obbligo di calcolare le emissioni di carbonio embodied (quelle incorporate nei materiali e nella costruzione) rendendo obbligatoria la valutazione whole life carbon per i nuovi edifici di grandi dimensioni dal 2028 e per tutti i nuovi edifici dal 2030. Il regolamento CPR riveduto (Regolamento EU 2024/3110, in vigore dal gennaio 2025) va oltre: introduce l'obbligo per i produttori di dichiarare indicatori ambientali obbligatori, inclusa l'impronta carbonica sul ciclo di vita, nelle dichiarazioni di prestazione dei prodotti da costruzione, con applicazione graduale tra il 2026 e il 2032. Le dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD) diventano in questo quadro sempre più rilevanti: quantificano gli impatti ambientali del ciclo di vita secondo EN 15804, incluse le emissioni di carbonio nelle fasi di produzione, uso e fine vita, e sono lo strumento di riferimento per la conformità al CPR e per i criteri di valutazione LEED, BREEAM e GBC Italia.
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Non tutti i materiali sono ugualmente compatibili con i principi dell'architettura circolare. La valutazione della circolarità di un materiale da costruzione richiede di considerare almeno quattro dimensioni.
Un materiale è tecnicamente riciclabile se può essere reintrodotto nel ciclo produttivo senza perdita significativa di qualità. Non tutti i materiali dichiarati riciclabili lo sono in modo efficace nella pratica: la riciclabilità dipende dalla disponibilità di filiere di raccolta e riciclo attive, dalla separabilità del materiale dai componenti con cui è assemblato in opera, e dalla purezza del materiale a fine vita. Il vetro, ad esempio, è teoricamente riciclabile ma spesso finisce in discarica perché i sistemi di raccolta differenziata dal cantiere non sono capillari e il vetro da demolizione è contaminato da sigillanti, rivestimenti e strati funzionali difficili da separare.
Il contenuto di materiale riciclato post-consumo (PCR, Post Consumer Recycled) nella produzione riduce il consumo di risorse vergini e l'impatto ambientale della fase di produzione. Le EPD dei prodotti da costruzione documentano questo valore, che è diventato un criterio di preferenza in molti capitolati di appalto pubblico. La distinzione tra materiale riciclato pre-consumo (scarti di produzione) e post-consumo (materiali a fine vita) è rilevante: il riciclato post-consumo ha un valore ambientale più alto perché chiude effettivamente il ciclo di vita del materiale.
Un principio cardine del design for disassembly è che i componenti di un edificio possano essere rimossi e separati al termine della loro vita utile senza essere distrutti. Questo richiede di evitare connessioni chimiche permanenti (adesivi, sigillanti strutturali) a favore di connessioni meccaniche reversibili (viti, clips, profili a incastro), e di progettare i dettagli costruttivi in modo che ogni componente possa essere rimosso indipendentemente dagli altri. I sistemi di facciata modulari con pannelli agganciati a sottostrutture meccaniche sono intrinsecamente più favorevoli alla circolarità rispetto ai sistemi incollati o iniettati.
La circolarità non è solo riciclo a fine vita: è anche massimizzare la durata della vita utile del materiale in opera. Un materiale che dura trent'anni senza richiedere sostituzione ha un impatto ambientale molto inferiore a un materiale che deve essere sostituito ogni dieci anni, anche se quest'ultimo è riciclabile. La durabilità (resistenza agli UV, agli agenti atmosferici, alla degradazione chimica) è quindi un criterio di sostenibilità primario, non alternativo alla riciclabilità.
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I materiali traslucidi per facciate e coperture come vetro, PMMA (polimetilmetacrilato) e policarbonato hanno profili di circolarità molto diversi tra loro. Un confronto sui criteri di circolarità aiuta a capire quale soluzione è più coerente con i principi dell'architettura circolare.
Il vetro è un materiale inorganico non biodegradabile, teoricamente riciclabile all'infinito senza perdita di qualità. In pratica, il tasso di riciclo del vetro da demolizione è basso per le ragioni già descritte: contaminazione, difficoltà di separazione dai sigillanti, assenza di filiere di raccolta capillari. Il vetro piano da costruzione raramente viene riciclato in vetro piano di pari qualità: più spesso viene declassato a materiale per la produzione di fibre di vetro o materiali da costruzione a basso valore. L'impronta carbonica della produzione del vetro piano è significativa per la fusione ad alta temperatura. I sistemi a doppio o triplo vetro sigillati con gas intercapedine presentano problemi specifici di fine vita: la separazione dei diversi strati e il recupero dei gas è tecnicamente complessa e raramente praticata.
Il PMMA è riciclabile per depolimerizzazione, un processo che scompone il polimero nei suoi monomeri di base (metilmetacrilato) permettendo la produzione di PMMA vergine di qualità equivalente. Questo processo esiste a livello industriale ma non è ancora capillarmente disponibile. Il limite del PMMA per le applicazioni edilizie, oltre al costo del riciclo, è la sua fragilità intrinseca: si spezza di netto senza deformarsi sotto impatti intensi, caratteristica che porta a sostituzioni frequenti in ambienti esposti. Ogni sostituzione anticipata rispetto alla vita utile nominale riduce l'efficienza ambientale complessiva del materiale.
Il policarbonato è un termopolimero riciclabile al 100%: può essere fuso e reprocessato per produrre granulo riciclato utilizzabile in nuove applicazioni. Il riciclo del policarbonato è tecnicamente ben consolidato e avviene sia tramite riciclo meccanico (rifusione) sia, per alcune applicazioni, tramite riciclo chimico (depolimerizzazione). I prodotti Gallina sono certificati per la riciclabilità e documentati con EPD che ne dichiarano l'impronta carbonica e il profilo ambientale lungo l'intero ciclo di vita. Il basso peso del policarbonato rispetto al vetro riduce anche i consumi energetici legati al trasporto e alla logistica di cantiere, una dimensione del ciclo di vita spesso trascurata nelle analisi ambientali.
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I sistemi di facciata e copertura in policarbonato modulare sono strutturalmente compatibili con i principi del design for disassembly. Questa compatibilità non è incidentale: è una conseguenza diretta delle loro caratteristiche costruttive.
I sistemi modulari a incastro e a giunto utilizzano connessioni meccaniche (profili estrusi, clips, viti) che permettono la rimozione e la sostituzione dei singoli pannelli senza demolire la sottostruttura. Questo significa che a fine vita dell'edificio, i pannelli possono essere rimossi in modo selettivo e avviati al riciclo come materiale puro, senza la contaminazione da adesivi o sigillanti tipica dei sistemi incollati.
Approfondisci: sistemi modulari in policarbonato e loro applicazioni.
La possibilità di sostituire i singoli pannelli danneggiati senza smontare l'intera facciata o copertura prolunga la vita utile del sistema complessivo riducendo gli sprechi. In un edificio con facciata in pannelli modulari, un pannello rotto o degradato può essere sostituito in poche ore con il minimo impatto sul resto dell'involucro. Questa caratteristica è particolarmente rilevante per edifici con alta esposizione agli urti come scuole, palestre, capannoni industriali, dove il tasso di danneggiamento accidentale è più elevato.
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I principi di economia circolare in edilizia richiedono sempre più la creazione di un "passaporto dei materiali" dell'edificio: un documento che registra quali materiali sono stati utilizzati, dove sono collocati, quali sono le loro caratteristiche tecniche e come devono essere gestiti a fine vita. I sistemi Gallina sono documentati con EPD e schede tecniche complete che forniscono tutte le informazioni necessarie per questo tipo di documentazione, facilitando il lavoro dei progettisti che operano secondo i criteri del BIM e della valutazione del ciclo di vita.
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Le certificazioni di sostenibilità degli edifici includono criteri specifici per la valutazione dei materiali impiegati. I sistemi in policarbonato Gallina contribuiscono a diversi crediti in queste certificazioni.
In LEED v4/v4.1, il credito specifico sulle EPD è "Building Product Disclosure and Optimization — Environmental Product Declarations" (MRc2): assegna punti ai progetti che usano prodotti con EPD conformi a ISO 14025, ISO 14040/14044 ed EN 15804 o ISO 21930, con scope minimo cradle-to-gate. Le EPD product-specific con verifica esterna di terza parte valgono 1,5 prodotti nel conteggio del credito. Contenuto di riciclato e provenienza regionale sono crediti separati (MRc3 e MRc4). La disponibilità di un'EPD product-specific verificata è quindi la caratteristica rilevante per il credito EPD; la riciclabilità e il contenuto di riciclato contribuiscono a crediti distinti. In BREEAM, il credito Mat 02 assegna punti quando i prodotti sono coperti da EPD verificate conformi a EN 15804 o ISO 14025/21930; il credito Mat 01 usa i dati delle EPD all'interno di una valutazione LCA dell'intero edificio.
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In Italia, il protocollo ITACA per la valutazione della sostenibilità degli edifici e il sistema GBC Italia, che adatta il sistema LEED al contesto normativo italiano, includono criteri per la valutazione dei materiali basati sul ciclo di vita. La disponibilità di EPD conformi a EN 15804 e ISO 14025 è il requisito documentale principale per i criteri relativi ai materiali in entrambi i protocolli.
In Italia, i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l'edilizia aggiornati con il D.M. del 24 novembre 2025, in vigore dal 2 febbraio 2026, sono obbligatori per gli appalti pubblici in forza del Codice dei contratti pubblici. I CAM prescrivono per i materiali da costruzione percentuali minime di contenuto riciclato (variabili per tipologia di prodotto) e richiedono che il requisito sia dimostrato tramite EPD conforme a UNI EN 15804 e UNI EN ISO 14025, o tramite certificazione di prodotto equivalente. Per le stazioni appaltanti pubbliche soggette ai CAM, la scelta di sistemi in policarbonato con EPD certificata e percentuale documentata di materiale riciclato è coerente con gli obblighi di legge.
Esplora: prodotti certificati Gallina.
Una checklist operativa per progettisti che vogliono applicare i principi dell'architettura circolare nella scelta dei sistemi traslucidi per facciate e coperture:
Gallina fornisce per tutti i prodotti EPD di prodotto, schede tecniche complete e documentazione per la valutazione del ciclo di vita. I sistemi modulari sono progettati per la disassemblabilità e la sostituibilità dei singoli componenti.
Esplora: GOING GREEN — sostenibilità e impegno ambientale Gallina · prodotti certificati · GreenPoli — policarbonato con contenuto di riciclato · schede tecniche ed EPD.
Sì. Il policarbonato è un termopolimero che può essere fuso e reprocessato per produrre granulo riciclato utilizzabile in nuove applicazioni. Il riciclo meccanico (rifusione) è tecnicamente consolidato e avviene tramite filiere industriali esistenti. Per alcune applicazioni è disponibile anche il riciclo chimico per depolimerizzazione, che consente di recuperare i monomeri di base con qualità equivalente al vergine. La chiave per rendere il riciclo effettivo è la raccolta differenziata a fine vita e la separazione del materiale da altri componenti: i sistemi modulari con connessioni meccaniche reversibili facilitano questo processo.
Le EPD (Environmental Product Declarations, Dichiarazioni Ambientali di Prodotto) sono documenti standardizzati secondo ISO 14044 e ISO 14025 che quantificano l'impatto ambientale di un prodotto lungo l'intero ciclo di vita: estrazione delle materie prime, produzione, trasporto, messa in opera, uso e fine vita. Le EPD sono lo strumento di riferimento per la valutazione della sostenibilità dei materiali in sede di certificazione LEED, BREEAM e GBC Italia, e sono richieste dai CAM per gli appalti pubblici. Per i progettisti, disporre dell'EPD di un prodotto significa poter effettuare confronti oggettivi tra materiali alternativi su base quantitativa.
Il riciclo meccanico consiste nella fusione del materiale a fine vita e nella sua riformulazione in granulo, che viene poi usato per produrre nuovi manufatti. È il processo più diffuso e meno costoso, ma può comportare una leggera degradazione delle proprietà del materiale ad ogni ciclo. Il riciclo chimico per depolimerizzazione scompone il polimero nei suoi monomeri di base (bisfenolo A e diossido di carbonio nel caso del policarbonato), che vengono poi ripolimerizzati per produrre policarbonato di qualità equivalente al vergine. È più costoso ma mantiene la piena qualità del materiale riciclato. Entrambi i processi sono compatibili con i criteri di circolarità del settore edile.
Nei workflow BIM avanzati, le proprietà dei materiali, comprese le informazioni di fine vita, il contenuto di riciclato e i riferimenti alle EPD, vengono associate agli oggetti del modello come attributi. Questo permette di effettuare analisi del ciclo di vita (LCA) direttamente dal modello BIM, confrontando scenari di progetto alternativi su base ambientale. I sistemi Gallina dispongono di oggetti BIM con dati tecnici completi che possono essere integrati in questi workflow.
Approfondisci: BIM e materiali innovativi nell'edilizia contemporanea.
Nel breve periodo, alcune scelte progettuali circolari possono comportare un costo iniziale leggermente superiore rispetto alle soluzioni convenzionali: sistemi modulari con connessioni meccaniche reversibili, ad esempio, hanno costi di produzione più elevati rispetto ai sistemi incollati. Tuttavia, il costo totale nel ciclo di vita (TCO, Total Cost of Ownership) è spesso inferiore: la possibilità di sostituire i singoli pannelli danneggiati senza smontare l'intero sistema, la durabilità superiore dei materiali di qualità e il valore residuo del materiale a fine vita riducono i costi complessivi nel lungo periodo. Per gli edifici pubblici soggetti ai CAM, inoltre, la circolarità è già un requisito normativo e non una scelta discrezionale.
L'architettura circolare non è un'etichetta marketing ma un insieme di criteri progettuali concreti che influenzano la scelta dei materiali, la progettazione dei dettagli costruttivi e la documentazione dell'edificio. Per i sistemi traslucidi di facciate e coperture, il policarbonato offre un profilo di circolarità superiore al vetro e al PMMA: riciclabilità tecnica consolidata, durabilità che estende la vita utile, sistemi modulari progettati per la disassemblabilità, e disponibilità di EPD per la valutazione quantitativa dell'impatto ambientale.
Gallina supporta i progettisti che lavorano in chiave circolare con documentazione tecnica completa, EPD di prodotto e sistemi progettati per essere rimossi, separati e riciclati a fine vita.
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